Sabato, 19 aprile 2008
ho letto questo bell'articolo come qualcosa di cui sentivo l'inevitabilità, da tempo: quello che avevo solo immaginato nei momenti più neri è adesso una realtà.
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Da "LA REPUBBLICA" di venerdì 18 aprile 2008
di Caterina Pasolini
Scordatevi l`impiegato che ha cancellato per sempre dalle sue giornate le durezze riservate alle classe operaia, nascosto nella soffitta della memoria la tuta blu per il colletto bianco. Per una vita segnata da decoro borghese, sicurezza economica, piccoli agi irrinunciabili, la cena fuori, il weekend fuori porta. Tutto finito:
la tranquillità a fine mese non abita più qui. Gli insospettabili neo iscritti nell`esercito dei poveri sono infatti proprio loro:
gli impiegati comunali o ministeriali, i dipendenti delle ditte che magari in famiglia hanno due stipendi ma uno va via per pagare l`asilo nido privato perché quello pubblico non hapiù posto e non ci sono nonni a fare da baby sitter.
Sono coppie che, confidando nel futuro, hanno fatto mutui e ora non arrivano a fine mese a pagarlo, che chiedono aiuto alla Caritas per pagare bollette, rate, l`affitto, spesa.
A raccontare le nuove povertà, storie di separati impiegati dell`Enea che ormai mangiano alla mensa dei frati, di famiglie che chiedono aiuto al parroco perché per tirare avanti sono finite nelle mani dei cravattari, è un`indagine che la Caritas sta elaborando a livello nazionale. Fotografando un paese dove più di sette milioni e mezzo di persone vivono sotto la soglia di povertà, due milioni e seicentomila famiglie faticano ad arrivare alla terza settimana: il 13 per cento della popolazione arranca.
«Una voltai poveri erano i senzatetto, gli immigrati, chi viveva ai margini con problemi di droga ed alcolismo, disoccupazione. Poi con la crisi economica e di rapporti abbiamo visto arrivare alla nostra porta pensionati, separati con doppie spese e un`unica en- trata. Ora a chiedere aiuto sono coppie di impiegati, soprattutto al centro nord: due stipendi mangiati dall`asilo nido privato perché i servizi statali sono sempre meno.
Impiegati sì, ma spesso con contratti precari che una malattia, o l`incapacità di ridurre lo stile di vita in momenti di crisi, fa sprofondare in una situazione che sembra senza via di uscita».
Monsignor Vittorio Nozza, direttore nazionale della Caritas, racconta storie di coppie che hanno perso la casa, che hanno chiesto aiuto contro gli usurai, che sono arrivate a bussare in parrocchia perché non arrivavano al terza settimana, dopo anni in cui la loro vita era segnata da un paio di cene fuori alla settimana e un weekend in montagna a sciare d`inverno.
Esempi concreti di un benessere intravisto per neppure una generazione e perso.
Nuovi poveri, nuovi bisogni, nuovi modi di aiuto si inventa la Caritas - «mentre lo stato dovrebbe ripensare a politiche sociali e predisporre servizi»: non più solo mense dove la famiglie non andrebbero ma pacchi di cibo, vestiario da ritirare con discrezione, buoni sconto.
Come a Roma dove c`è una vera e propria impennata nella richiesta di buoni Coop: buoni da spendere nei supermercati per chi non andrebbe mai in mensa, per chi non vuole che si sappia in giro che ha bisogno.
«C`è stato un boom nelle richieste di buoni - afferma il direttore della Caritas romana monsignor Di Tora che ha ideato il servizio con la provincia e la Coop - Sono buoni anonimi da 5, 10 e 20 euro, che vengono utilizzati per acquistare beni di prima o seconda necessità:
roba per la scuola, pannolini, vestiario e soprattutto generi alimentari». Ma ancora non basta.