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ROMA «Mi
auguro che l'uragano Rita prosegua il suo percorso senza lasciare la spaventosa
scia di dolore che ha seguito il passaggio di Katrina. Ma non possiamo
chiudere gli occhi di fronte agli scenari che ci vengono mostrati dagli
scienziati. Se continueremo ad alterare in modo drammatico l'equilibrio
degli ecosistemi e ad accrescere il consumo dei combustibili fossili,
il ventunesimo secolo sarà segnato da una serie di catastrofi dello
stesso ordine di grandezza di quella che ha colpito New Orleans».
Cristopher Flavin, presidente del Worldwatch Institute, uno dei più
autorevoli istituti di ricerca americani sull'ambiente, osserva con preoccupazione
la crescita del livello di allarme sulla costa orientale degli Stati Uniti.
D. Ritiene
che gli uragani rappresentino una minaccia maggiore a causa della crescita
dell'effetto serra, provocata dal consumo di petrolio e dalla deforestazione?
R. «Un nesso c'è perché il numero degli uragani non
è aumentato, ma la loro intensità si. E se per nessun uragano,
preso singolarmente, può essere attribuita una responsabilità
diretta al global warmìng, il discorso cambia osservando il fenomeno
nel suo assieme: il riscaldamento delle acque del Golfo del Messico gioca
un ruolo importante nell'aumento dì potenza degli uragani che lo
attraversano».
D. L'allarme era stato lanciato già l'anno scorso, quando quattro
uragani avevano devastato la Florida, un enorme numero di tifoni si era
abbattuto sul Giappone e per la prima volta un fenomeno del genere aveva
interessato anche il Brasile. Prevede una crescita ulteriore della minaccia
nei prossimi anni?
R. «Purtroppo sì. E l'impatto sociale del mutamento climatico
diventerà sempre più pesante: nell'ottobre scorso un rapporto
firmato da una serie dì agenzie per l'aiuto allo sviluppo aveva
lanciato l'allarme sottolineando come il cambiamento del clima possa comportare
il peggioramento delle condizioni di vita soprattutto per i più
poveri. Se le emissioni dei gas serra continueranno a crescere a ritmo
sempre più accelerato, gli eventi meteorologi estremi, come le
alluvioni, le siccità, gli uragani, si moltipllcheranno. Katrina
è stato un campanello d'allarme che ha suonato per i politici di
tutto il mondo. Intere comunità sono sottoposte alla minaccia di
distruzioni devastanti causate dalla rapida e massiccia alterazione degli
equilibri naturali: se non si correrà ai ripari, il quadro peggiorerà
drasticamente e rapidamente. C'è però ancora la possibilità
di limitare i danni. Il futuro è nelle nostre mani: possiamo continuare
a far finta di niente esponendo le future generazioni a un rischio spaventoso,
ma possiamo anche puntare con decisione sul risparmio energetico e sulle
fonti rinnovabili riducendo sensibilmente le conseguenze del cambiamento
climatico».
D. L'amministrazione
Bush sembra correre in dirczione opposta.
R. «Negli ultimi anni il governo americano ha finanziato la guerra
in Iraq, non ha ratificato il protocollo dì Kyoto per la riduzione
dei gas serra e ha tagliato i fondi per la prevenzione dei disastri climatici.
Se vogliamo ridurre il rischio legato ai fenomeni climatici estremi dobbiamo
utilizzare diversamente le nostre risorse economiche».
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