Ci attende un secolo di eventi climatici più intensi e devastanti.

da La Repubblica - settembre 2005.

di ANTONIO CIANCIULLO

Un intervista con Cristopher Flavin, presidente del Worldwatch Institute


ROMA «Mi auguro che l'uragano Rita prosegua il suo percorso senza lasciare la spaventosa scia di dolore che ha seguito il passaggio di Katrina. Ma non possiamo chiudere gli occhi di fronte agli scenari che ci vengono mostrati dagli scienziati. Se continueremo ad alterare in modo drammatico l'equilibrio degli ecosistemi e ad accrescere il consumo dei combustibili fossili, il ventunesimo secolo sarà segnato da una serie di catastrofi dello stesso ordine di grandezza di quella che ha colpito New Orleans». Cristopher Flavin, presidente del Worldwatch Institute, uno dei più autorevoli istituti di ricerca americani sull'ambiente, osserva con preoccupazione la crescita del livello di allarme sulla costa orientale degli Stati Uniti.

D. Ritiene che gli uragani rappresentino una minaccia maggiore a causa della crescita dell'effetto serra, provocata dal consumo di petrolio e dalla deforestazione?
R. «Un nesso c'è perché il numero degli uragani non è aumentato, ma la loro intensità si. E se per nessun uragano, preso singolarmente, può essere attribuita una responsabilità diretta al global warmìng, il discorso cambia osservando il fenomeno nel suo assieme: il riscaldamento delle acque del Golfo del Messico gioca un ruolo importante nell'aumento dì potenza degli uragani che lo attraversano».
D. L'allarme era stato lanciato già l'anno scorso, quando quattro uragani avevano devastato la Florida, un enorme numero di tifoni si era abbattuto sul Giappone e per la prima volta un fenomeno del genere aveva interessato anche il Brasile. Prevede una crescita ulteriore della minaccia nei prossimi anni?
R. «Purtroppo sì. E l'impatto sociale del mutamento climatico diventerà sempre più pesante: nell'ottobre scorso un rapporto firmato da una serie dì agenzie per l'aiuto allo sviluppo aveva lanciato l'allarme sottolineando come il cambiamento del clima possa comportare il peggioramento delle condizioni di vita soprattutto per i più poveri. Se le emissioni dei gas serra continueranno a crescere a ritmo sempre più accelerato, gli eventi meteorologi estremi, come le alluvioni, le siccità, gli uragani, si moltipllcheranno. Katrina è stato un campanello d'allarme che ha suonato per i politici di tutto il mondo. Intere comunità sono sottoposte alla minaccia di distruzioni devastanti causate dalla rapida e massiccia alterazione degli equilibri naturali: se non si correrà ai ripari, il quadro peggiorerà drasticamente e rapidamente. C'è però ancora la possibilità di limitare i danni. Il futuro è nelle nostre mani: possiamo continuare a far finta di niente esponendo le future generazioni a un rischio spaventoso, ma possiamo anche puntare con decisione sul risparmio energetico e sulle fonti rinnovabili riducendo sensibilmente le conseguenze del cambiamento climatico».

D. L'amministrazione Bush sembra correre in dirczione opposta.
R. «Negli ultimi anni il governo americano ha finanziato la guerra in Iraq, non ha ratificato il protocollo dì Kyoto per la riduzione dei gas serra e ha tagliato i fondi per la prevenzione dei disastri climatici. Se vogliamo ridurre il rischio legato ai fenomeni climatici estremi dobbiamo utilizzare diversamente le nostre risorse economiche».