Il movimento rigeneratore - (tratto da "cuore di cielo puro" DI ITSUO TSUDA
Questa è la trascrizione di sei trasmissioni di «France Culture»
(canale radiofonico), all'inizio degli anni '80.
Abbiamo cercato di rispettare al massimo il ritmo e l'elocuzione del Maestro
Tsuda, riducendo tuttavia le ripetizioni di espressioni verbali come: «ebbene»,
«non è vero?» ecc. per renderne la lettura più agevole.
Abbiamo ugualmente soppresso i passi di libri letti da una voce recitante.
Articolo
DOMANDA: La «Scuola della Respirazione» è stata creata
da Itsuo Tsuda a Parigi nel 1973. La parola « scuola», d'altronde,
non è del tutto adeguata e il Maestro Tsuda non ha mai avuto l'intenzione
di impartire attraverso di essa un insegnamento chiuso ed esclusivo. Le sue
vedute, al contrario, rimangono completamente aperte. Egli si interessa ad
altre discipline respiratorie e soprattutto al campo del pensiero in rapporto
alla respirazione.
La «Scuola della Respirazione» è materialmente un dójó,
spazio particolare in Oriente, che designa più lo spazio energetico
che il luogo materiale in sé. [...] Certo, il Movimento rigeneratore
è una questione personale e va ricercato in quello spazio interiore
che è proprio a ciascuno. Tuttavia, esso si crea attraverso una certa
condizione di rilassamento e attraverso tutta un'atmosfera propizia alla meditazione.
Per questo si raccomanda tra l'altro di praticare il Movimento rigeneratore
con gli occhi chiusi. Spazio spirituale più che fisico, il dójó
non è dunque una scuola nell'accezione che le si attribuisce di solito,
Itsuo Tsuda?
Itsuo Tsuda: Non è una scuola come s'intende di solito. Poiché ho scritto e pubblicato dei libri sotto il nome di «Scuola della Respirazione», ho impiegato lo stesso termine per questa associazione. L'associazione è autonoma nei miei confronti. Sono invitato, non sono il padrone e, nella misura in cui l'associazione ha bisogno della mia presenza, accetto, a condizione che gli associati facciano essi stessi una ricerca personale. Io non mi trovo qui come un padrone che dà ordini, questo bisogna capirlo bene.
D.: È una «scuola», tra virgolette, aperta a tutti. Vi si pratica il Movimento rigeneratore «senza conoscenza, senza tecnica e senza scopo». È dunque un po' paradossale per una scuola, no?
IT.: Sì. Ebbene, bisogna essere ben motivati. Altrimenti rifiutiamo. Ad esempio, respingiamo le persone che cercano una terapia o che vengono con altre intenzioni. Ciò che facciamo, è l'esercizio dell'extrapiramidale, tutto qui. Solo che non si può, così di colpo, immergersi nel bagno, senza sapere di cosa si tratti. Quando faccio lo stage, comincio spiegando la cosa. Non spiegando il sistema extrapiramidale dal punto di vista anatomico bensì in rapporto alla vita che si vive nel contesto occidentale, riportando la questione in un altro contesto, un contesto naturale. Il che non significa che io sia contro l'occidentalizzazione. Si tratta di qualcosa di irreversibile. Il Giappone è ormai occidentalizzato. Tuttavia, pur accettando questo condizionamento, se si è ben decisi, ben motivati, si può tirarsene fuori, respirare liberamente e sentirsi pieni e liberi.
D.: Immagini allora che qualcuno entri alla «Scuola della Respirazione»... Cosa deve aspettarsi, in che modo, concretamente, praticamente, si svolgeranno le cose?
IT.: Le persone arrivano, si mettono più o meno in cerchio e io comincio
a parlare, tenendo una specie di conferenza. Ci sono persone che non capiscono
assolutamente nulla di quello che dico. All'inizio quasi tutti. Ma c'è
chi si sente attratto, che rimane. Hanno però la testa piena di domande
da porre. Rifiuto di rispondere. Dico: «Aspettate almeno uno o due anni,
se possibile». In capo a un anno o due, l'organismo cambia, si evolve,
loro non sanno più cosa dire e le domande sono evaporate.
D.: Quelli che si presentano non sono persone malate, voglio dire che, solitamente,
sono persone che sentono semplicemente il bisogno di un'evoluzione personale,
il bisogno di sentirsi meglio nella propria pelle.
IT.: Insomma, le motivazioni sono diverse. Ma ciò che chiedo è la pratica senza scopo. C'è uno psichiatra che si è sentito attratto proprio perché sta scritto «senza scopo», ed egli sa, per propria esperienza, che ciò è estremamente importante. Per gli altri però, ciò non ha alcun senso; fare una pratica senza scopo è completamente... da matti! È una condizione che ho imposto. Senza di ciò, le persone mi verrebbero a chiedere un sacco di cose, non arriverebbero da nessuna parte, sbatterebbero la testa contro il muro.
D.: A partire da un certo momento, dunque, le persone non si pongono più domande. Ma cosa è accaduto in loro, cos'è cambiato, perché all'improvviso tutte le domande intellettuali hanno trovato una soluzione?
IT.: Ebbene, l'organismo si è evoluto, le sensazioni si sono evolute, e così non si vedono più le cose con la stessa ottica. Prima di cominciare si dicono: «Quella cosa è importante, devo assolutamente porre qualche domanda». Ma dopo un anno o due, la stessa cosa è diventata di una tale evidenza che non hanno più bisogno di farne.
D.: In un primo stadio, però, vi sono una pratica respiratoria e dei
movimenti preparatorií a un altro movimento più fondamentale
che lei chiama «Movimento rigeneratore». Allora, come avviene
la preparazione?
IT.: A dire il vero, se si è sensibili e non troppo complicati, non si ha bisogno di alcuna preparazione. Ma la vita moderna non ci consente di essere sempre semplici ed è dunque per questo che è necessario qualche stimolo che ci conduca al Movimento rigeneratore. Non abbiamo bisogno di memoria, è qualcosa che sorge dall'interno, viene da sé.
D.: Diciamo quindi che si tratta piuttosto di una reazione immediata e spontanea della persona, e che ciascuno ha una reazione che gli è particolare, ciascuno ha una reazione organica individuale, che gli corrisponde.
IT.: Non si può indicare un modello di Movimento rigeneratore. Ogni individuo ha il proprio movimento e il movimento dello stesso individuo è ogni giorno diverso. È quello che i praticantí s copriranno da sé. La difficoltà sta nel fatto che la gente arriva con la testa stracolma di immaginazione e sbarazzarsene è davvero un problema. Conoscono trentaseimila metodi diversi che mischiano al Movimento rigeneratore, snaturando il tutto. Io bado a che le persone non mischino tutto insieme, è questa la maggiore difficoltà.
D.: All'inizio, sembra che le persone facciano fatica anche soltanto a sentire, a vivere a contatto delle proprie sensazioni. Questo è ciò che porta il Movimento rigeneratore.
IT.: La gente dice: «Non siamo più nel medio evo». Ebbene, che differenza c'è tra il medio evo e adesso? La gravidanza dura nove mesi, proprio come allora. Nel medio evo, certo, non esistevano né radio né televisione. Solo i mezzi sono cambiati. L'organismo, al contrario, si è indebolito. Ci sono tantissime persone che non sono né del tutto vive né del tutto morte. Sono nel chiaro-scuro senza sensazioni. Quello che facciamo non è aggiungere qualcosa in più, ma il «ritorno alla sorgente», che ci permette di sentire davvero ciò che accade ogni giorno, in ogni momento. E questo che è stato completamente trascurato. Non si fa altro che programmare, pianificare, in previsione di ciò che potrà accadere tra un anno, tra tre anni ecc. Ma cosa si fa adesso, cosa si sente? Non lo si sa.
D.: Maestro Tsuda, le persone che si avvicinano a lei, vengono perché
hanno, diciamo così, un bisogno di evoluzione personale. Ma le persone
vengono per fare un lavoro su di sé e con delle tendenze corporee spontanee.
In molte delle sue opere lei ha precisato una nozione che è quella
di «taiheki».
IT.: Si tratta di una nozione molto difficile da spiegare. Nelle nostre vite moderne, l'attività del corpo diventa sempre più specializzata. C'è chi ha bisogno della vista, dell'udito, della testa ecc. Gli sportivi hanno bisogno dei muscoli. A causa di questa specializzazione si è più o meno deformati. La canalizzazione dell'energia si specializza. Non ci è possibile, all'improvviso, cambiare direzione. Siamo sempre sullo stesso canale.
D.: Lei ha parlato di polarizzazione dell'energia...
LT.: ...Sì, polarizzazione se preferisce, o canalizzazione. Si crede di poter controllare tutto ciò, ma è proprio difficile. È per questo che si ha bisogno di normalizzare il terreno: per avere la possibilità di utilizzare tutte le pedine a nostra disposizione. Per esempio, c'è una donna che mi ha detto che prima di praticare il Movimento non sapeva se avesse i piedi caldi o freddi, doveva togliersi le scarpe e toccarli con la mano: «Ah, effettivamente ho i piedi caldi», o freddi. Ma ora non ne ha più bisogno, lo sente direttamente. Nella maggior parte delle persone la sensibilità non lavora.
D.: La maggioranza delle persone è desensibilizzata...
IT.: ...Desensibilizzata ai piedi, alle gambe ecc.
D.: E essendo desensibilizzate, le persone sono scisse da se stesse.
IT.: Sì, sono spezzettate, compartimentate. Vedono il mondo attraverso una prospettiva molto, molto ristretta.
D.: Il suo desiderio è quello di mettere le persone in contatto con
se stesse, con le proprie sensazioni e con il ki, questa nozione che sfugge
ai concetti e che è una nozione mobile, qualitativa e non quantitativa.
La verità della scienza è una cosa quantitativa, la verità
del Movimento è una verità sempre particolare, sempre concreta.
IT.: Si viene al mondo senza conoscenza, senza alcuna spiegazione. Come avviene che un neonato possa trasformare il latte bianco in cacca gialla? Non ha alcuna conoscenza. Ebbene, proprio in quel momento l'assenza di conoscenza permette di far funzionare tutto quanto. Si dovrebbe arrivare a questo. Solo che per gli adulti il problema si pone in altro modo perché non possiamo imitare i bebè. Se un mucchio di cose riemergono alla superfície del conscio è proprio per questo che ci troviamo nella condizione di «Cuore di cielo puro». Quando si è molto occupati, non ci si pensa nemmeno. Questo è il ritorno alla sorgente, cosa diversa da ciò che avviene nel neonato.
D.: Le persone che vengono da voi, più tardi diventeranno esperti di
Movimento rigeneratore, oppure si tratta semplicemente di una pratica che
seguono per il loro benessere?
IT.: Per questo tutto dipende da loro, nevvero, io non dico niente. Se vogliono fare, fanno, tutto qui. Ma se le persone non sono ben motivate, la cosa si sfascia da sola. E se sono ben motivate, poco a poco vedono aprirsi l'orizzonte. Tuttavia, fin dove andranno, per il momento non lo posso dire.