Così si muore nella Big Pharma Usa

da La Rebubblica 03-Nov-2005.

di ELENA DUSI

II chirurgo Ignazio Marino, che lavora al Jefferson Medicai College di Philadelphia accusa; «Sono molto più protette - dice - le cavie animali nel nostro paese che un volontario umano nel terzo mondo. Le uniche norme che tutelano i volontari sono dichiarazioni di intenti internazionali senza alcuna forza cogente».

ROMA—«Sono in un vicolo cieco. Ho bisogno di soldi». Oscar Cabanerio alle 7 e 30 si mette in fila di fronte al centro perla sperimentazione di nuovi farmaci Sfbc a Mi ami. Davanti a lui ci sono già 70 persone. Roberto Alvarez, un muratore argentino, ha appena trascorso 8 giorni confinato nel centro per sottoporsi ai test di un farmaco candidato contro il Parkinson. In cambio ha ricevuto 4.300 dollari. «È come una prigione» racconta ora in un'inchiesta sulle truffe nei trial clinici dei medicinali realizzata dall'agenzia Bloomberg. La strada che porta all'approvazione di un nuovo farmaco è lunga, costosa, costellata da paletti etici. La prima regola, infranta dal centro di reclutamento di Miami, è che nessun volontario debba essere retribuito. Ma tempo, denaro e rispetto delle regole non sempre vanno d'accordo nel mondo dell'industria farmaceutica.

Di soldi aveva bisogno anche Garry Polsgrove, un veterano del Vietnam. Nel 2002 a 55 anni, senza un lavoro né una casa, aveva bussato alle porte della Fabre Research Clinic di Houston. Dopo la prima somministrazione di clozapina, farmaco candidato per la cura della schizofreriia, il suo cuore aveva.perso regolarità. Ventidue giorni dopo^olsgrove è morto e la Food and Drug Administration - l'autorità americana che regola l'immissione sul mercato di nuovi farmaci - non ha potuto fare altro che mandare un'ispezione alla Fabre, registrare una mezza dozzina di pratiche illegali e chiuderne le porte per sempre.
Scott Scheer si è arruolato invece perché era un medico, credeva nella ricerca e si fidava ciecamente dei suoi colleghi, come ricorda oggi la moglie. Dopo alcuni cocktail di farmaci in sperimentazione per la pressione alta, il radiologo di Philadelphia ha lamentato i primi sintomi: dolore ai muscoli, caviglie gonfie, formicolio alle mani. Dopo quattro anni è morto. Il suo decesso è stato provocato da uno dei principi attivi assunti durante la sperimentazione, e ora i familiari hanno denunciato il Lankenau Hospital, responsabile del trial, per non aver diagnosticato tempestivamente i sintomi.
Negli Stati Uniti, dove si concentra circa la metà del business mondiale legato alla sperimentazione di nuovi farmaci, i test commissionati tra il 2001 e il 2004 sono stati 37 mila. E il rispetto delle regole è finito a volte all'ultimo posto. «Le maggiori case farmaceutiche degli Usa affidano ad aziende private gran parte dei test clinici sugli uomini, in una situazione che vede lacune normative, scarsi controlli e spesso conflitti di interessi» scrivono David Evans, Michael Smith e Liz Wìllen nell'inchiesta di Bloomberg. Il bioeticista dell'università di MiamiKen Goodman, che racconta la sua visita all'interno del centro Sfbc di Miami, denuncia: «La situazione è scioccante. Entri e vedi la gente che si affolla attorno agli "studi"più convenienti».
Ma i controlli obbligatori per i trial clinici sono tutt'altro che cavilli inutili. Si stima che l'antidolorifico Vioxx, ritirato dal mercato l'anno scorso, sia responsabile di 140mila casi di attacchi cardiaci e 55mìla morti. Le indagini sono ancora in corso, ma la colpa sembra attribuibile a una sperimentazione non sufficientemente accurata. Nessuno si era accorto che nel lungo periodo, in alcune persone, il farmaco raddoppia il rischio di problemi cardiovascolari. E così ora la Merck, casa produttrice, si trova di fronte a 5 mila richieste di risarcimento da parte di
altrettanti pazienti (o familiari).
Il tribunale è spesso il punto di approdo di una sperimentazione scorretta. I genitori di Mìchael Daddio, un banbino di 5 anni morto dopo un intervento di cardiochirurgia nell'ospedale di Wilmington, Delaware, hanno denunciato il chirurgo per non averli informati in anticipo che il figlio sarebbe stato sottoposto a una tecnica nuova in via di sperimentazione. E Bill Hamlet ha portato davanti ai giudici i responsabili dei trial per un nuovo farmaco contro la psoriasi. A sua insaputa, l'uomo era finito nel gruppo di volontari sottoposti a un semplice placebo e senza un farmaco efficace la sua psoriasi era peggiorata definitivamente.
Un modo per aggirare le trappole legali da parte delle aziende farmaceutiche esiste. Consiste nello svolgere la sperimentazione in un paese in via dì sviluppo.
II chirurgo Ignazio Marino, che lavora al Jefferson Medicai College di Philadelphia accusa; «Sono molto più protette - dice - le cavie animali nel nostro paese che un volontario umano nel terzo mondo. Le uniche norme che tutelano i volontari sono dichiarazioni di intenti internazionali senza alcuna forza cogente».