Il conformismo annebbia la capacità di giudizio

inserto The New York Times de "la Repubblica".
23 Luglio 2005.

di SANDRA BLAKESLEE

Questo studio dimostra quanto è faticoso apportare nuove idee in una società conformista.

Sentirsi isolati in un gruppo può spingere a commettere errori.


Un nuovo studio usa una tecnologia avanzata che analizza il cervello per gettare luce su un argomento che per oltre mezzo secolo ha sconcertato gli psicologi : il conformismo sociale.
Lo studio si è basato su una famosa serie dì esperimenti di laboratorio eseguiti a partire dagli anni '50 da uno psicologo sociale, Solomon Asch.
In quegli studi, ai soggetti analizzati venivano mostrate due schede. Sulla prima era stata tracciata una linea verticale. Sulla seconda c'erano tre linee, una delle quali della stessa lunghezza di quella riportata sulla prima scheda. Alle persone veniva chiesto di dire quali linee erano uguali.
Ma Asch aggiungeva una variante. Anche altre sette persone, in collaborazione con i ricercatori, esaminavano le linee, dando la risposta prima dei soggetti analizzati nel test. E, a volte, la loro risposta era intenzionalmente sbagliata. Asch rimase stupito da quanto avvenne successivamente. Dopo averci pensato, almeno una volta ciascuno, tre soggetti su quattro concordarono con le risposte sbagliate date dai compiici dei ricercatori. Uno su quattro si conformò nel 50 per cento delle risposte.
Asch, morto nel 1996, si era sempre meravigliato dei risultati del suo studio. Quelli che si arrendevano alla pressione esercitata dal gruppo lo facevano pur sapendo che le loro risposte erano sbagliate? Oppure la pressione sociale riusciva a cambiare le loro percezioni?
La nuova ricerca ha tentato di trovare una risposta a queste domande usando le immagini della risonanza magnetica funzionale, in grado di spiare il funzionamento del cervello.
I ricercatori hanno scoperto che il conformismo sociale si manifesta nel cervello come attività relativa a regioni cerebrali dedicate alla percezione mentre l'indipendenza di giudizio - il difendere le proprie convinzioni - è un'attività che si manifesta in aree del cervello che coinvolgono le emozioni, suggerendo che vi sia un prezzo da pagare nell'andare contro il parere del gruppo.
"Ci piace pensare che vedere sia credere", dice Gregory Berns, psichiatra e neuroscienziato dell' Emory University di Atlanta che ha condotto lo studio. Ma le conclusioni della ricerca, spiega, di
mostrano che vedere è credere ciò che il gruppo ci dice di credere.
"E' un lavoro molto importante", dice Dan Ariely, che insegna management e processi decisionali al Massachusetts Institute of Technology. "Ci suggerisce che le informazioni che riceviamo dagli altri possono modificare le nostre percezioni a un livello molto profondo".
La nuova ricerca ha coinvolto 32 volontari a cui è stato chiesto di ruotare mentalmente l'immagine tridimensionale di alcuni oggetti per capire se fossero gli stessi o diversi. Nella sala d'attesa, i soggetti hanno incontrato quattro persone che hanno creduto essere altri volontari ma che in realtà erano attori, pronti a contraffare le loro risposte. Come previsto, gli attori hanno dato risposte sbagliate in alcuni casi e corrette in altri.
A questo punto, ai partecipanti sono state mostrate le risposte date dai finti volontari ed è stato chiesto loro di esprimere un giudizio sugli oggetti che vedevano.
Erano gli stessi o diversi? Come era accaduto con l'esperimento di Asch, molte persone hanno ceduto alla pressione esercitata dal gruppo. In media, dice Berns, nel 41 per cento dei casi, si sono detti d'accordo con le risposte sbagliate. Le implicazioni di queste conclusioni sono enormi, sostiene.
In molte aree della società - ad esempio le elezioni, o la giuria in un processo - la soluzione accettata per la risoluzione dei conflitti è quella di invocare la "regola della maggioranza". C'è una valida ragione: la maggioranza rappresenta la saggezza collettiva di molte persone anziché il giudizio di una sola. Ma la superiorità del gruppo, spiega Berns, potrebbe svanire quando il gruppo esercita una pressione sugli individui. La sgradevolezza di dover sostenere da soli un'opinione può far apparire quella espressa dalla maggioranza più attraente della propria.