Il calo degli occupati scuote Wall Street

da la Repubblica Economia e Finanza
Giugno 2005.

di GIUSEPPE TURANI

Se siamo in una congiuntura sfavorevole cosa si può fare? Almeno considerare le cose con il giusto realismo.


La diminuzione dei "payrol!" piomba su un terreno già denso di inquietudini


Milano
I pessimi dati sull'occupazione in maggio in America (78 mila nuovi occupati contro i 175 mila attesi) ha dato uno scossone ai listini. Prima a quelli americani e poi, a ruota, a quelli europei. Naturalmente è troppo presto per capire se è cominciata la resa dei conti o se le Borse, dopo qualche terremoto, si assesteranno su nuovi livelli. Negli ultimi tempi, ad esempio, il Nasdaq (che rappresenta l'hi-tech americano, ma anche mondiale) ha dato segni di vigorosa ripersa, sostenuto sia dai buoni successi delle maggiori aziende del settore che da una congiuntura che regge ancora abbastanza bene.
Ma, al dì là di questi primi scossoni e del significato che possono avere, è inutile negare che nelle Borse di tutto il mondo si avvertono segni di nervosismo crescente. Se qualcuno volesse le prove di tutto ciò, non sarebbe nemmeno necessario citare le affermazioni dei vari operatori. Basta guardare i mercati e osservare il successo crescente del comparto obbligazionario. Comparto che oggi viene visto come una sorta di bene rifugio. Rifugio, ovviamente, dai pericoli rappresentati dalle Borse. Qualche esperto ha notato che è tornata anche un po' di attenzione sulle materie prime.
Ma di che cosa hanno paura le Borse? Verrebbe voglia di rispondere che temono le cose di sempre: il dollaro, la congiuntura americana, la congiuntura europea, ecc. ...
E in effetti è così. La congiuntura europea, ad esempio, sta andando oltre i limiti di una normale crisi ciclica. Comincia a affiorare il sospetto (che per che ci riguarda è quasi una certezza) che qui siamo dì fronte a una crisi profonda e molto pesante. Non si tratta di aspettare che torni la grande ripresa nel mondo per accodarsi e andare avanti. La grande ripresa c'è già stata (e anche il 2005 non va poi così male), ma l'Europa invece dì andare avanti va indietro.
L'Europa, insomma, è malata e malata grave. Forse addirittura gravissima, visto che i suoi gestori politici non stanno facendo nulla per occuparsene. In Europa, quindi, può accadere di tutto, anche il peggio. Forse siamo davvero seduti sull'orlo di un disastro e questo ovviamente, rende tutti un po' nervosi perché oggi l'Europa non è una grande soggetto nella competitivita mondiale, ma rimane un'area molto ricca, con moltissima gente e quindi è un mercato molto interessante e appetibile. Se dovesse cadere in recessione, molte corporation internazionali dovrebbero rivedere di corso delle loro previsioni di vendita.
L'America per il momento sta molto meglio. Ma anche qui ci sono segnali preoccupanti. E quelli che contano sono almeno tre, forse addirittura quattro. Al primo posto c'è l'industria americana, ormai sull'orlo della fase recessiva, E questo risulta non dalle opinioni di questo o di quello, ma dai dati dell'andamento dell'occupazione (in frenata) e dai risultati dei sondaggi presso i direttori degli acquisti delle aziende.
Poi c'è la bolla immobiliare, che si aggira come uno spettro su tutta l'America. Se esplode (qualcuno parla addirittura di fine giugno), l'intera America potrebbe trovarsi nei guai. E guai molto seri. Qualcuno, forse esagerando, parla addirittura di un possibile inizio di recessione, cioè di brusca inversione di marcia.
Infine, siaggira un altro spettro, di cui si parla ormai da settimane. Si dice che alcuni hedge fund avrebbero esagerato nel fare il toro mestiere e che adesso sulle Borse di tutto il mondo si starebbe addensando una nube carica di grandine e di tempesta. Di questi hedge fund nei guai nessuno sa niente di preciso. Ma questo non consola nessuno. Queste cose si scoprono solo quando esplodono (di solito con grandissimo fragore). Prima ci sono solo voci, come adesso, e mai niente di preciso.
Infine, c'è la questione della Federal Reserve, che da mesi sta sistematicamente alzando i tassi di interesse nel tentativo di fermare una domanda interna troppo vivace e pericolosa e anche di spegnere il possibile incendio dovuto all'esplosione della bolla immobiliare. Ma non è detto che una politica monetaria più restrittiva sia oggi compatibile con tutte le esigenze appena indicate. E infatti si dice che anche la politica rigorista dì Greenspan e della Federal Reserve sia ormai alla fine.
A fine giugno, forse, ci sarà ancora un piccolo aumento e poi fermi tutti. Pronti magari a riaprire di corsa i cordoni del credito se le cose dovessero mettersi davvero male per la congiuntura americana e per le varie bolle che rischiano di mandarla dritta in recessione.
Come si vede, i mercati e gli operatori hanno moltissimi buoni motivi per essere nervosi e tesi. In questi anni il mondo ha vissuto un boom quasi inaspettato, dovuto sia alla crescita dell'Oriente che all'instancabile domanda dei consumatori americani. Era un boom strano e un po' equivoco. E adesso c'è la paura che stia per arrivare il conto. Sotto forma di una lunga stagione di crisi.