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FORT McMURRAY, Alberta — A nord di questa cittadina in pieno boom economico,
colma di saloon e di negozi, c'è un paesaggio lunare che si espande
allo stesso ritmo del prezzo del petrolio.
Molte delle maggiori multinazionali petrolifere stanno scavando profondi
crateri grandi più di un campo da football, distruggendo le foreste
di pini e abeti rossi e i musfceg, le tipiche paludi di torba delle aree
boreali del Nordamerica. Dove prima vagavano lupi e coyote spuntano
adesso gigantesche raffinerie che bruciano gas naturale per raffinare
le sabbie appìccicaticce frutto dell'estrazione, trasformandole
in petrolio sintetico.
Accanto ai pozzi delle miniere, cannoni acustici a gas propano e spaventapasseri
installati dalle società petrolifere tengono lontani gli uccelli
migratori dai giganteschi laghi nn l'accuia utilizzata nel processo di
separazione delle sabbie bituminose dall'argilla e dal fango.
Sono stati distrutti, o alterati, circa 33.000 ettari di foreste e
paludi da quando è cominciata la corsa allo sfruttamento delle
sabbie bituminose in questa zona, alla fine degli anni 60, e questo è
solo l'inizio.
Si calcola che l'attuale produzione giornaliera di poco più di
un milione dì barili di petrolio — l'equivalente della produzione
del Texas e il 5 per cento del consumo quotidiano degli Stati Uniti—si
triplicherà entro il 2015 e si sestuplicherà entro il
2030. Le riserve di sabbie bituminose dell'Alberta settentrionale hanno
appena cominciato a essere sfruttate.
Trattandosi di una regione tanto remota, i danni ambientali provocati
dall'estrazione ricevono scarsa attenzione dai media canadesi o del Primo
ministro Paul Martin, ma i responsabili industriali ammettono di dover
fare fronte a una sfida enorme: la raffinazione delle sabbie bituminose
costa, dal punto di vista energetico, molto di più della produzione
di petrolio convenzionale. E il processo produce molti gas a effetto serra
ed è di gran lunga più distruttivo per il paesaggio dell'estrazione
tradizionale.
"L'impatto ambientale associato allo sfruttamento di questa risorsa
è considerevole e potrebbe diventare un vincolo", dice Gordon
Lambert, vicepresidente della Suncor Energy. Lambert aggiunge che i miglioramenti
nelle tecniche di estrazione e raff inazione "stanno cominciando
a far pendere la bilancia nella direzione giusta su parecchie, storiche
contese ambientali".
Lo sfruttamento delle sabbie bituminose un tempo era considerato un sogno
impossibile, troppo costoso e inquinante. Ma ora che il prezzo del petrolio
ha superato i 60 dollari al barile società come la Exxon-Mobil,
la Royal Dutch Shell e la Chevron Texano stanno investendo in nuovi progetti
e alcune di esse offrono somme record per ottenere i diritti di sfruttamento
su aree sempre più numerose.
La Cina, affamata d'energia, se ne è accorta e sta investendo in
progetti per l'estrazione delle sabbie bituminose e la costruzione di
un oleodotto che porti il petrolio alla costa del Pacifico, da dove
verrebbe esportato.
Industria e governo dicono che i giacimenti dell'Alberta contengono riserve
per 175 miliardi di barili, una cifra che alcuni esperti contestano. Se
questa stima fosse veritiera, solo l'Arabia Saudita, forse, avrebbe più
petrolio. Gli ambientalisti, però, hanno un lungo elenco dì
riserve.
"Quello che mi infastidisce è che si tratta di una risorsa
utilizzata in modo inefficiente", dice Marlo Raynolds, direttore
del Pembina Institute, un gruppo dì ricerca sull'ambiente di Calgary.
"Stiamo usando gas naturale, che è il combustibile fossile
più pulito, per ripulire la sabbia e produrre un combustibile più
inquinante. E come usare il caviale per fare finta polpa di granchio".
C'è anche la possibilità che la crescente espansione dell'industria
petrolifera finisca con lo sradicare un segmento gigantesco della foresta
boreale canadese, che ospita centinaia di specie di uccelli e dove le
paludi filtrano acqua e immagazzinano carbonio che altrimenti verrebbe
rilasciato nell'atmosfera. Secondo gli ambientalisti l'acqua necessaria
all'industria minaccerebbe i pesci del fiume Athabasca, principale fonte
di approvigionamento idrico.
"Nessun ministro dell'Ambiente al mondo potrebbe impedire al petrolio
di uscire dalla sabbia, perché i soldi in ballo sono troppi",
ha detto il ministro dell'Ambiente canadese Stéphane Dion in un'intervista.
"Ma dobbiamo essere molto rigorosi sull'impatto ambientale".
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