Per il petrolio il nord canadese diventa deserto

da The New York Times - La Repubblica, 2 Nov 2005

di CLIFFORD KRAUSS


L'inquinamento da raffinazione delle sabbie bituminose è molto maggiore della tradizionale estrazione di greggio.


FORT McMURRAY, Alberta — A nord di questa cittadina in pieno boom economico, colma di saloon e di negozi, c'è un paesaggio lunare che si espande allo stesso ritmo del prezzo del petrolio.
Molte delle maggiori multinazionali petrolifere stanno scavando profondi crateri grandi più di un campo da football, distruggendo le foreste di pini e abeti rossi e i musfceg, le tipiche paludi di torba delle aree boreali del Nordamerica. Dove prima vagavano lupi e coyote spuntano adesso gigantesche raffinerie che bruciano gas naturale per raffinare le sabbie appìccicaticce frutto dell'estrazione, trasformandole in petrolio sintetico.
Accanto ai pozzi delle miniere, cannoni acustici a gas propano e spaventapasseri installati dalle società petrolifere tengono lontani gli uccelli migratori dai giganteschi laghi nn l'accuia utilizzata nel processo di separazione delle sabbie bituminose dall'argilla e dal fango.
Sono stati distrutti, o alterati, circa 33.000 ettari di foreste e paludi da quando è cominciata la corsa allo sfruttamento delle sabbie bituminose in questa zona, alla fine degli anni 60, e questo è solo l'inizio.
Si calcola che l'attuale produzione giornaliera di poco più di un milione dì barili di petrolio — l'equivalente della produzione del Texas e il 5 per cento del consumo quotidiano degli Stati Uniti—si triplicherà entro il 2015 e si sestuplicherà entro
il 2030. Le riserve di sabbie bituminose dell'Alberta settentrionale hanno appena cominciato a essere sfruttate.
Trattandosi di una regione tanto remota, i danni ambientali provocati dall'estrazione ricevono scarsa attenzione dai media canadesi o del Primo ministro Paul Martin, ma i responsabili industriali ammettono di dover fare fronte a una sfida enorme: la raffinazione delle sabbie bituminose costa, dal punto di vista energetico, molto di più della produzione di petrolio convenzionale. E il processo produce molti gas a effetto serra ed è di gran lunga più distruttivo per il paesaggio dell'estrazione tradizionale.
"L'impatto ambientale associato allo sfruttamento di questa risorsa è considerevole e potrebbe diventare un vincolo", dice Gordon Lambert, vicepresidente della Suncor Energy. Lambert aggiunge che i miglioramenti nelle tecniche di estrazione e raff inazione "stanno cominciando a far pendere la bilancia nella direzione giusta su parecchie, storiche contese ambientali".
Lo sfruttamento delle sabbie bituminose un tempo era considerato un sogno impossibile, troppo costoso e inquinante. Ma ora che il prezzo del petrolio ha superato i 60 dollari al barile società come la Exxon-Mobil, la Royal Dutch Shell e la Chevron Texano stanno investendo in nuovi progetti e alcune di esse offrono somme record per ottenere i diritti di sfruttamento su aree sempre più numerose.
La Cina, affamata d'energia, se ne è accorta e sta investendo in progetti per l'estrazione delle sabbie bituminose e la costruzione di un oleodotto che porti il petrolio alla costa del Pacifico, da dove
verrebbe esportato.
Industria e governo dicono che i giacimenti dell'Alberta contengono riserve per 175 miliardi di barili, una cifra che alcuni esperti contestano. Se questa stima fosse veritiera, solo l'Arabia Saudita, forse, avrebbe più petrolio. Gli ambientalisti, però, hanno un lungo elenco dì riserve.
"Quello che mi infastidisce è che si tratta di una risorsa utilizzata in modo inefficiente", dice Marlo Raynolds, direttore del Pembina Institute, un gruppo dì ricerca sull'ambiente di Calgary. "Stiamo usando gas naturale, che è il combustibile fossile più pulito, per ripulire la sabbia e produrre un combustibile più inquinante. E come usare il caviale per fare finta polpa di granchio".
C'è anche la possibilità che la crescente espansione dell'industria petrolifera finisca con lo sradicare un segmento gigantesco della foresta boreale canadese, che ospita centinaia di specie di uccelli e dove le paludi filtrano acqua e immagazzinano carbonio che altrimenti verrebbe rilasciato nell'atmosfera. Secondo gli ambientalisti l'acqua necessaria all'industria minaccerebbe i pesci del fiume Athabasca, principale fonte di approvigionamento idrico.
"Nessun ministro dell'Ambiente al mondo potrebbe impedire al petrolio di uscire dalla sabbia, perché i soldi in ballo sono troppi", ha detto il ministro dell'Ambiente canadese Stéphane Dion in un'intervista. "Ma dobbiamo essere molto rigorosi sull'impatto ambientale".