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Sembrava
tanto semplice: cambiare la legge affinchè il governo Usa potesse
aiutare gli africani che rischiano di morire di fame comprando per loro
prodotti locali, anziché pagare enormi somme per mandare generi
alimentari dagli Stati Uniti. In questo modo, non solo le derrate
arriverebbero nel giro di settimane anziché mesi, ma il governo
risparmierebbe denaro, sostenendo al tempo stesso i contadini africani.
In un tentativo di allineare gli Usa (di gran lunga il maggior donatore
di derrate al mondo) con latendenza internazionale, l'Amministrazione
Bush ha compiuto un passo in questa direzione, come già fatto da
molti paesi ricchi, ultimo tra tutti il Canada. Perché allora questa
proposta, apparentemente logica, rischia di essere respinta dal Congresso
Usa?
Principalmente perché minaccia la premessa politica che è
alla base del programma di aiuti, ovvero che la generosità americana
deve, sì, alleviare la fame del mondo, ma anche sostenere l'agricoltura
nazionale. È questo il motivo per cui la legge attuale prevede
che tutti gli aiuti alimentari donati dall'Agenzia Usa per lo sviluppo
internazionale provengano da coltivazioni statunitensi e soprattutto che
vengano spediti con imbarcazioni che battono bandiera Usa.
Da un punto di vista più pratico la proposta ha incontrato l'opposizione
di tre gruppi di interesse che i critici definiscono il 'triangolo di
ferro' degli aiuti alimentari: l'agricoltura, l'industria delle spedizioni
e le organizzazioni umanitarie.
I membri del Congresso hanno spesso decantato i benefici che gli aiuti
alimentari portano agli agricoltori americani, ma non è davvero
così che funziona, come fa notare Christopher B. Barrett, economista
della Cornwell University: "Sono i mediatori a trarre i maggiori
profitti", dice, "non gli agricoltori".
La ricerca di Barrett ha evidenziato il terzo lato del 'triangolo di ferro':
quello rappresentato
dalle organizzazioni non prof it e di aiuti. Con Daniel Maxwell,
un dirigente di Care, ha scoperto che nel 2001 da un quarto a metà
del bilancici dì almeno sette di queste era rappresentato dagli
aiuti alimentari. Questi gruppi, che distribuiscono generi alimentari
nei Paesi poveri, sono diventati a loro volta commercianti, poiché
vendono grandi quantità dei cibi donati ai mercati dei Paesi poveri
per generare decine di milioni di dollari poi rinvestiti nei loro programmi
antipovertà.
Se verso la metà degli anni 80, quando un milione di persone morirono
di fame, o nel 1999-2000, quando a morire furono ventimila persone, l'Agenzia
per lo sviluppo internazionale avesse avuto l'autorità di acquistare
cibo direttamente in Etiopia, si sarebbero salvate molte più vite,
dice il suo amministratore Andrew S. Natsios. "Quando si tratta di
rispondere alle carestie, la velocità è tutto", ha
aggiunto.
Natsios ha fatto pressione sull'Amministrazione Bush per avanzare una
proposta che permetta che sino ad un quarto del bilancio a disposizione
della sua Agenzia per gli aiuti alimentari venga speso nei Paesi in via
di sviluppo. Il presidente Bush ha approvato l'idea, ha detto, che poi
è stata inclusa nella proposta di bilancio per il 2006. Ma i
gruppi che rappresentano il cosiddetto triangolo di ferro hanno ribattuto
che il denaro usato per comprare cibo si presterebbe facilmente ad essere
speso male o addirittura trafugato. La proposta è stata anche ostacolata
dalla Coalizione per gli aiuti alimentari, che rappresenta sedici gruppinon
prof it. Oxfam, invece, che non accetta aiuti americani in cibo né
è parte della Coalizione, ha appoggiato la proposta del governo.
In una testimonianza sottoposta al Congresso, si nota che 11 presente
sistema offre troppe opportunità "per una varietà di
interessi privati che traggono vantaggio dalla consegna, l'imballaggio,
il trasporto e la distribuzione delle derrate".
Per ora, la proposta dell'Amministrazione è ferma. Il senatore
Mike DeWine, repubblicano dell'Ohio, spera che il Congresso finisca per
permettere che sino al 10 per cento del denaro per gli aiuti alimentari
venga speso nei Paesi poveri. "Si tratta di salvare vite", ha
detto. L'opposizione resta forte. Bob Goodlatte, repubblicano della Virginia,
ha detto che persino il modesto compromesso di DeWine "incrinerebbe
una coalizione che ha portato avanti uno dei programmi di aiuti alimentari
di maggior successo nella storia del mondo".
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