I poveri pagano
i danni di un'insaziabile febbre dell'oro
da The New York Times - La Repubblica, 2 Nov 2005
di
JANE PERLEZ e KIRK JOHNSON
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Mesi di indagini del
New York Times, incluse visite a miniere d'oro negli Stati Uniti, in America
Latina, Africa ed Europa, hanno consentito di dare un raro sguardo a un'industria
poco accessibile, che preoccupa gli ambientalisti e dal futuro incerto.
Articoli, fotografìe e grafici su nytimes. com/world.
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Per migliaia di anni l'oro ha suscitato negli uomini estreme bramosie
di possesso e di accumulo, spingendoli ad uccidere e a conquistare in
suo nome. Oggi l'oro rappresenta nuove opportunità e nuovi rìschi.
Ha toccato il prezzo massimo registrato negli ultimi 17 anni, I8 dollari
il grammo. Ma ne resta ben poco da estrarre, a esorbitanti costi per l'ambiente.
A differenza delle corse all'oro del passato, quella attuale non mira
a rafforzare imperi o economie. E' quasi completamente incentrata sulla
crescente domanda di gioielli.
Prendiamo un anello. Per quei 28 grammi d'oro si scavano e si asportano
più di 27 tonnellate di rocce aurifere, spruzzate in seguito con
una soluzione di cianuro che permette di separare l'oro e fonderlo.
In alcune delle maggiori miniere si movimentano quasi mezzo milione di
tonnellate di terra al giorno, ammassandola in cumuli che fanno concorrenza
alle piramidie spruzzando per anni la velenosa soluzione.
Questa esagerazione sta creando allarme tra gli ambientalisti e le comunità
che vìvono nei pressi delle miniere, costringendo le maggiori società
minerarie del mondo ad affrontare il problema scomodo del costo effettivo
dell'estrazione dell'oro. Dato che l'estrazione nei Paesi ricchi, in
cui le migliori vene aurifere sono state esaurite, è sempre più
contestata, il 70 per cento dell'oro oggi si estrae nei Paesi in via di
sviluppo, come Guatemala e Ghana.
Le aziende aurifere sostengono di portare posti dì lavoro, norme
ambientali più severe e tecnologie sperimentate. Gli ambientalisti
ribattono che l'estrazione ha luogo secondo procedure che non sarebbero
mai accettate nelle nazioni più ricche. In Guatemala e in Perù
si sono organizzate manifestazioni di protesta contro le società
minerarie.
Il mese scorso una amministrazione provinciale delle Filippine ha citato
in giudizio la Placer Dome, società con sede in Canada che figura
al quinto posto tra le maggiori produttrici
di oro, accusandola di aver inquinato un fiume, una baia e la barriera
corallina scaricando una mole di scorie sufficiente a riempire un convoglio
di camion lungo quanto tre volte la circonferenza del Globo.
'Ammucchiare fa risparmiare'
I nuovi ricchi che affollano i centri commerciali di Shanghai e Mumbai
hanno fatto schizzare quest'anno le vendite di gioielli alla cifra record
di 38 miliardi di euro, in base ai dati del World Gold Council, l'associazione
degli industriali del settore. L'anno scorso le vendite sono aumentate
dell'11 per cento in Cina e del 47 per cento in India, che grazie all'appetito
apparentemente insaziabile per l'oro si colloca tradizionalmente al primo
posto nei consumi del prezioso metallo.
Ma il prezzo dell'oro è anche legato alla psicologia del mercato.
In periodi di incertezza economica gli investitori ansiosi acquistano
oro, uno dei principali motivi dell'odierno prezzo elevato. Per le società
minerarie il prezzo determina tutto : sede della miniera, quantitativi
estratti e dimensioni che il tutto deve avere perché valga lapena
estrarre.
"Si possono estrarre rocce aurifere a profondità maggiori
rispetto a qualunque altro minerale", dice Mike Wireman, esperto
della sede di Denver, Colorado, dell'Ente per la protezione dell'ambiente.
"Ma l'estrazione deve essere anche agevole e redditizia, e
questo implica l'uso del cianuro".
Si può osservare questa imponente operazione a Yanacocha, una grande
miniera nel nord del Perù gestita dalla Newmont Mining, massimo
produttore mondiale. Le colline di questa zona di pascoli e campi coltivati
sono state trasformate in altopiani rocciosi color sabbia.
Nelle miniere come Yanacocha, per ottenere 28 grammi d'oro bisogna estrarre
27 metri cubi di roccia aurifera. Ma per raggiungerla devono essere movimentate
molte altre tonnellate di terra, che restano come rifiuti. A detta
delle società minerarie i margini di profitto sono troppo ridotti
e l'oro residuo nel mondo troppo scarso per estrarlo in altri modi.
"Ammucchiare fa risparmiare", dice Shannon W. Dunlap, dirigente
della Piacer Dome che si occupa di questioni ambientali. "La nostra
miniera non funzionerebbe senza ammucchiare terra".
Ma i solfiti contenuti nelle rocce estratte, reagendo con l'ossigeno
produrranno acido solforico, che inquina e libera metalli pesanti, come
cadmio, piombo e mercurio, nocivi per l'uomo e per i pesci anche a basse
concentrazioni. La reazione a catena può continuare per secoli.
Il cianuro, oltre a dissolvere l'oro dalla roccia, rilascia anch'esso
metalli nocivi. Il Programma ambientale dell' Gnu riporta che dal 1985
al 2000 più di una dozzina di giacimenti contenenti scorie minerarie
intrise di cianuro sono crollati. Il disastro più grave è
accaduto in Romania nel 2000, quando le scorie finirono in un affluente
del Danubio causando la morte di circa 1000 tonnellate di pesce e rilasciando
fumi al cianuro che raggiunsero il Mar Nero, a 2.575 chilometri di distanza.
Profitto e povertà
Oggi le società aurifere si dirigono verso remoti angoli del globo
sotto lo sguardo della Banca mondiale. A giudizio di questa importante
istituzione preposta ad alleviare la povertà nel mondo, le società
minerarie porteranno investimenti, scuole e posti di lavoro in Paesi che
hanno poco da offrire oltre le proprie risorse naturali.
Benché il settore minerario rappresenti una piccola parte degli
investimenti della Banca, l'aumentare degli incidenti ha suscitato più
di una polemica. In uno dei disastri peggiori, nel 1995, una miniera nella
Guyana, assicurata dalla Banca, riversò circa 3 milioni di litri
di scorie intrise di cianuro in un affluente del fiume Essequibo, la principale
fonte idrica del Paese. Nel 2001 il presidente della Banca mondiale, James
D. Wolfensohn, impose una moratoria di due anni sugli investimenti minerari
e ordinò di rivedere il coinvolgimento della Banca nel settore.
Alla fine la Banca mondiale si impegnò a rilasciare dichiarazioni
di impatto ambientale comprensibili agli abitanti dei luoghi e a finanziare
unicamente progetti sostenuti dalle comunità locali. Invitò
inoltre i governi a impiegare il gettito derivante dalle tasse e dai canoni
imposti alle società a favore delle comunità che vivono
in prossimità delle miniere. Ma a detta di critici e ambientalisti
la Banca esige poco dalle società minerarie in cambio del denaro
e del nulla osta forniti.
Resistenza in Guatemala
La prima nuova iniziativa in cui la Banca ha investito dopo questa revisione,
ha sede tra le umide, verdi colline del Guatemala occidentale.
Esteso
lungo una valle boscosa, il nuovo impianto minerario costruito dalla Glamis
Gold, una società canadese, è stato preso lo scorso anno
a modello dalla Banca mondiale per mostrare come l'estrazione dell'oro
possa essere d'aiuto alle popolazioni povere. Ma l'iniziativa ha incontrato
più di un ostàcolo. Gli agricoltori hanno organizzato blocchi
stradali per impedire il passaggio di macchi-nàri. Dopo 40 giorni
e una serie di scontri tra polizia e manifestanti è intervenuto
l'esercito per scortare i convogli.
A fomentare gran parte dell'ira dei contadini è stata la missione
di Robert E. Moran, idrogeologo americano invitato dall'organizzazione
non governativa guatemalteca Madre Selva, a visitare la miniera e controllare
la veridicità della dichiarazione di impatto ambientale rilasciata.
Moran, che aveva partecipato come consulente all'analisi condotta dalla
Banca, trovò la dichiarazione f ortemente deficitaria. Non faceva
riferimento alle "grandi quantità di acqua" che la miniera
avrebbe utilizzato, né agli "ingenti volumi" di scorie
prodotte. Ma nella valle risuona il rumore dei nuovi macchinari in fase
di collaudo e la produzione potrebbe partire in novembre.
Ghana: I costi sociali
Gli uomini di Binsre, sull' antica Costa d'oro, nell'odierno Ghana, portano
avanti con ogni mezzo la caccia agli ultimi rimasugli del prezioso metallo.
Seminudi, braccia e gafnbe coperte dì fango grigio, setacciano
la melma in un grande bacino. Questi minatori illegali cercano tra le
scorie lasciate dalla Anglo Gold Ashanti, la numero due tra le società
aurifere mondiali, con sede in Sudaf rica.
Negli ultimi anni sei minatori sono morti, per lo più sopraffatti
dai fumi, quando le scorie provenienti dalla miniera si riversavano nel
bacino, dice Hannah Owusu-Koranteng, che si batte per i diritti dei minatori
illegali.
Ma la Newmont si appresta a spendere un miliardo di dollari per una
nuova miniera il prossimo anno e un' altra nel 2007, in una delle ultime
riserve forestali del Paese, già oggetto di una drastica deforestazione.
La miniera creerà 450 posti di lavoro atempo pieno. Più
di 8.000 persone saranno costrette a trasferirsi in altre località.
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