Gli appetiti
dell'industria cinese su una diga brasiliana
da The New York Times - La Repubblica, 30 Nov 2005
di LARRY ROHTER
|
il
governo brasiliano spera di costruire una diga che diventerebbe la seconda
più grande del mondo, generando quantità enormi di energia
idroelettrica. Ma i principali beneficiari del progetto probabìlmnente
non saranno le tribù indie o gli altri residenti della zona ma
un governo che si trova quasi dall'altra parte del mondo, la Cina.
|
|
PAQUICAMBA,
Brasile - Su una grande ansa del fiume Xingu il governo brasiliano spera
di costruire una diga che diventerebbe la seconda più grande del
mondo, generando quantità enormi di energia idroelettrica. Ma i
principali beneficiari del progetto probabìlmnente non saranno
le tribù indie o gli altri residenti della zona ma un governo che
si trova quasi dall'altra parte del mondo, la Cina.
Per soddisfare l'appetito di un'industria in rapida crescita, le azienda
statali cinesi hanno cominciato a partecipare a progetti minerari in Amazzonia
orientale, dall'alluminio al ferro, dal nichel al rame.
Ognuno di questi materiali richiede grosse quantità di energia
elettrica per la lavorazione e il governo di Luiz Inàcio Lula da
Silva impegnato a dare vita a quella che lo stesso Lula definisce "un'alleanza
strategica" con la Cina è disposto a incaricarsi del compito.
Nel frattempo, quelli che vivono sulla riva del fiume e che vedranno la
loro vita sconvolta dall'arrivo della diga, predicono gravi danni per
l'ambiente e un afflusso di persone indigenti alla ricerca di posti di
lavoro che non ci saranno. Gli abitanti della zona si lamentano anche
perché non riceveranno l'energia elettrica che da tempo chiedono
al governo e perché saranno costretti a trasferirsi. "Che
Dio ci aiuti se questa cosa verrà costruita", dice José
Carlos Arara, capo di un insediamento indio arrampicato sopra un'altura
che sovrasta il fiume. "I cinesi sono lontani. Ma noi siamo qui,
all'ingresso della diga, senza acqua, cure sanitarie o elettricità,
e invece di aiutarci il governo vuole peggiorare le cose".
I funzionari di Brasilia promettono che il progetto, chiamato Belo Monte,
dal nome del luogo dove dovrebbe essere realizzato, controllerà
il flusso del fiume per ridurre al minimo l'impatto sui nove gruppi tribali
della zona. E dicono anche che il Brasile non può permettersi di
non costruire la diga.
"È un'opera pubblica importante per un Paese come il nostro,
che ha bisogno di sfruttare il suo potenziale energetico", dice Màrcio
Zimmerman, direttore della pianificazione e dello sviluppo per il ministero
delle Miniere e dell'Energia.
Nella sua forma originale, il" progetto Belo Monte risale agli anni
'70, quando fu presentato come una soluzione alle carenze energetiche.
Ma igruppi ambientalisti, le associazioni per i diritti umani e i gruppi
che rappresentano i popoli indigeni si sono opposti al progetto fin dall'inizio,
anche per i suoi enormi costi. Questi gruppi hanno lottato contro il progetto
nei tribunali e al Congresso e quando il governo precedente finì
il suo mandato, nel 2002, sembrava che una sentenza avesse bloccato definitivamente
Belo Monte.
Ma Lula è arrivato al potere promettendo iniziative sociali,
tra le quali quella del programma "Luce per tutti", che
prevedeva di portare l'energia elettrica nelle zone povere e nelle aree
rurali remote. Vedendo un'opportunità, i fautori di Belo Monte
hanno convinto Lula a inserire il progetto tra le priorità. II
governo precedente ha mostrato "negligenza non realizzando progetti
per l'energia idroelettrica", ha detto recentemente Lula. "Con
i progetti in fase di realizzazione, saremo in grado di garantire in modo
permanente" la fornitura di energia ai consumatori "per i prossimi
cinque, sei o addirittura 10 anni".
Ma il Brasile insieme alla Cina è anche impegnato in grandi progetti
industriali in Amazzonia che consumeranno quantità enormi di elettricità
dando lavoro a poche persone. Un'azienda cinese sta progettando di costruire
uno stabilimento siderurgico a Sào Luis, all'estremità orientale
dell'Amazzonia, nell'ambito di una joint-venture con un'azienda brasiliana.
Per un altro progetto una società brasiliana sta costruendo un
altro stabilimento siderurgico vicino Belém per soddisfare la domanda
del mercato cinese e dì quello americano. I minerali ferrosi per
i progetti provengono da Carajas, dove cì sono le riserve più
grandi del mondo. "Qualsiasi cosa che consuma una gran quantità
di elettricità, in Amazzonia, ha una partecipazione cinese ed è
appoggiata dalle autorità anche se è evidente che il principale
beneficiario sarà la Cina e non il Brasile", dice
Lucio Flàvio Finto, autore del libro Progetti idroelettrici in
Amazzonia.
Il governo di Lula ha convinto il Congresso ad autorizzare il progetto
ignorando la richiesta di consultare le comunità. Gli oppositori
contestano questa iniziativa in tribunale. "La Costituzione brasiliana
dice che dovremmo essere consultati", dice Manuel Juruna, leader
della principale comunità locale, "ma nessuno è venuto
a parlare con noi".
|