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Entro
il 15 aprile - la giornata delle tasse Bill Gates, George W. Bush e milioni
di americani dovranno presentare la denuncia annuale dei redditi. Sono
dunque ore frenetiche, con scariche di malumore e disperati appuntamenti
notturni negli studi dei commercialisti. Sono in pochi, però, a
rendersi conto di una rivoluzione silenziosa nel mondo del fìsco:
sempre più spesso la preparazione dei moduli per l' 'Irs (Internai
Revenue Service, l'agenzia del fisco) viene subappaltata a società
indiane. Nel 2003 gli «esperti» di Bangalore compilarono 25mila
denunce di altrettanti contribuenti americani. Nel 2004 le denunce furono
lOOmila, quest'anno la cifra dovrebbe superare 400mila. Il dato sull'insolita
ed esplosiva delocalizzazione fiscale è rivelato da Thomas Friedman
in un libro appena pubblicato, e già ai vertici delle hit parade,
dal titolo «The world is fiat» (II mondo è piatto).
Editorialista di politica estera del New York Times, autore di altri due
libri di successo, Friedman spiega come la globalizzazione abbia preso
una piega imprevista e lanciato una sfida ai vecchi paesi industrializzati.
Nel giro di pochi anni sono scomparsi i «muri» politici, tecnologici
e culturali che proteggevano e favorivano gli angoli più ricchi
del pianeta, a cominciare dall'Europa occidentale e dal Nord America.
In compenso l'India e la Cìnà, con le loro emergenti classi
medie, sono state proiettate sulla ribalta intemazionale grazie ai computer
e all'Internet. «Il terreno di gioco è stato livellato»,
annuncia Friedman. «Il lavoro intellettuale e il capitale intellettuale
possono essere forniti da ogni luogo del pianeta».
Dieci anni fa aveva più possibilità
di successo professionale un modesto scolaro di Brooklyn piuttosto che
un piccolo genio di una scuola dì Pechino. Adesso il genio non
ha più bisogno di emigrare, mentre l'asino di Brooklyn rischia
di rimanere senza lavoro. Adesso 3 miliardi di indiani, cinesi, russi
vanno alla conquista del capitalismo informatico.
«Quando ero piccolo», racconta Friedman, «mio padre
mi diceva di finire la minestra perchè in India e in Cina c'erano
dei bambini affamati. Adesso sono io a dire alle mie figlie di finire
i compiti perché in india e in Cina sono affamati dei loro posti
di lavoro». Il libro sta avendo molto successo. Nelle librerie vicino
a Times Square va letteralmente a ruba. Ed è un bene, non solo
perché le tesi di Friedman sono intelligenti e offrono una convincente
chiave di lettura delle dinamiche internazionali, ma soprattutto perché
l'autore non si stanca di evidenziare i rischi del sommovimento e le cure
necessarie per evitarli. Gli americani - dice - stanno diventando troppo
pigri, ignoranti, distratti, per affrontare seriamente una concorrenza
che si annuncia spietata. Per non soccombere, gli Stati Uniti devono invece
potenziare le scuole, puntare sulla scienza (non solo sui miliardi facili
di Wall Street), credere in un progetto unificante e innovativo, come
quello dell'indipendenza energetica.
Friedman
si rivolge all'America, ma mi sembra chiaro che le sue analisi e le sue
ricette valgono anche per l'Italia.
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