Ricca di petrolio, l'Angola muore di colera

di SHARON La FRANIERE
da inserto New York Times de La Repubblica 26 giugno 2006.

Abstract

Articolo


LUANDA, Angola — Si presume che in una nazione in cui il boom petrolifero assicura introiti di svariati miliardi di euro la popolazione dovrebbe essere talmente ricca da potersi permettere di bere acqua Evian in bottiglia. Invece l'acqua da cui dipendono molti abitanti della capitale di questo Paese ha un nome molto meno gradevole; Bengo. Il fiume Bengo scorre a nord della città: le sue acque sono nere di sudiciume e le sue rive sono disseminate di spazzatura. Ogni giorno una ventina di stazioni idriche pompano circa 4,9 milioni di litri di acqua dal fiume, riempiendo 450 camion cisterna che a loro volta p riforniscono i 10.000 venditori sparsi nelle sterminate periferìe degradate di Luanda. I commercianti riempiono gli otri e i mastelli degli abitanti dei ghetti, che acquistano l'acqua per berla e per lavarsi. Secondo gli esperti questa è una delle cause per le quali i quartieri degradati di Luanda sono l'epicentro di una delle peggiori epidemie di colera scoppiate in Africa negli ultimi decenni, un'eruzione che ha già colpito 43.000 angolani e fatto oltre 1.600 morti dal suo inizio nel mese di febbraio. In realtà, questa è soltanto una delle cause. Il colera di solito si diffonde tramite contatto con acqua contaminata o acque di fogna e negli slum di Luanda entrambe si trovano un po' ovunque. I quartieri sono delimitati e quasi contrassegnati da montagne di spazzatura, spesso allagate da liquami umani. Soltanto la metà, o poco meno, degli abitanti di quelle zone fortemente degradate, possiede anche soltanto una latrina a cielo aperto. I bambini, nudi e in mutande, sguazzano nei corsi d'acqua inquinati dagli scarichi fognari, scivolano giù dalle montagne di spazzatura su slittini assemblati con lastre di metallo, finendo in pozze d'acqua contaminata da escrementi. Buona parte della città non ha alcun sistema di raccolta delle acque sporche. Quando le piogge sono abbondanti, in alcune delle aree più miserabili le acque putride si innalzano fino ad arrivare all'altezza della vita.
"Non ho mai visto niente del genere" dice David Weatherill, esperto di acque e depurazione sanitaria di Medici senza Frontiere, che dirige l'intervento contro l'epidemia. "Condizioni come queste si vedono su scala più ridotta". L'Angola è nel pieno di un vero e proprio boom di entrate da petrolio. Gli alberghi sono gremiti di dirigenti petroliferi e i porti ospitano petroliere che trasportano altrove i 1,4 milioni di barili di greggio pompati quotidianamente. L'anno scorso l'economia è cresciuta del 18 per cento. Il governo si è ritrovato con un avanzo di oltre due miliardi di dollari. Quest'anno, secondo le previsioni, gli introiti derivanti dalla vendita del greggio dovrebbero aggirarsi sui 16,8 miliardi didollarì, ben più del doppio dei 7,5 incassati nel 2004, e l'anno prossimo si prevede che tale cifra possa salire ancora di un altro terzo. Gli economisti dicono che il governo ha molti più soldi da spendere, eppure sembra del tutto incapace di risolvere perfino le cose più elementari, come fornire alla popolazione acqua pulita e un sistema fognario che potrebbero prevenire lo scoppio di epidemie. Si tratta di un paradosso che i critici imputano alla corruzione, all'incompetenza o alle conseguenze di una guerra civile durata 27 anni che ha fatto affluire nella capitale maree di rifugiati. O forse a tutte e tre le cause insieme. "Stiamo parlando dì un governo che ha i mezzi per agire", dice Stephan Goetghebuer, coordinatore per l'Africa orientale di Medici senza Frontiere. "Ci sono moltissime cose che potrebbe fare. Le condizioni dì vita sono terribili, anche qualora le si raffronti a quelle di altre località africane". Sebastiào Veloso, il ministro della Sanità dell'Angola, dice che la portata dell'epidemia ha impedito di porvi tempestivamente rimedio: "Facciamo del nostro meglio. La mancanza di infrastnitture è un problema amministrativo molto complicato. Al Ministero della Salute facciamo la nostra parte, ma anche il governo deve fare la sua. Stiamo esercitando pressioni sul governo, perché altrimenti queste epidemie andranno avanti". Nel tentativo di respingere l'epidemia, con l'aiuto delle Nazioni Unite il governo sta distribuendo gratuitamente un certo quantitativo limitato di acqua pulita. I pochi punti di distribuzione sono facilmente individuabili perché centinaia di persone si alzano prima dell'alba per mettersi in coda con i loro secchi di plastica e molto spesso le code si allungano per parecchi isolati. La folla rimane in fila anche quando l'acqua è terminata. Nessuno sa di preciso per quale motivo quest'anno il colera sia scoppiato nelle baraccopoli dopo dieci anni. Gli epidemiologi dicono che la lunga latenza della malattia ne ha reso più grave la virulenza, perché la popolazione non ha sviluppato alcuna immunità. Una volta scoppiata l'epidemia, neanche l'abitazione più pulita è in grado dì fermarla. Dopo aver avuto quello che gli epidemiologi definiscono il suo decorso naturale e devastante, l'epidemìa di colera si sta ora riducendo di intensità. Senza un miglioramento delle condizioni di vita dei quartieri poveri, però, questa potrebbe essere soltanto una breve tregua, fino alla prossima stagione delle piogge.